Calcio

Promozione| Dopo quasi vent’anni in Prima squadra Capitan Bonfanti saluta il calcio con il suo primo gol in biancorosso!

«Ahhhh da quanto Baggio non gioca più, non è più domenica». Così cantava qualche anno fa Cesare Cremonini in una delle sue più note canzoni, facendo chiaramente riferimento alla sensazione di vuoto lasciata dal dieci, per eccellenza, che la storia calcistica italiana ricordi. Con le dovute proporzioni, una frase come quella la si potrebbe sentire dalle parti di Concorezzo a partire dalla prossima stagione visto che domenica scorsa, tra i tanti temi che l’ultima giornata di campionato ha regalato, vi era anche l’ultima partita di calcio giocato del capitano dei biancorossi Roberto Bonfanti.

Classe 1984, un’intera vita spesa tra i campi da calcio principalmente in Brianza tra Arcore, Vimercate e Concorezzo. Un giocatore tranquillo, che sempre si è fatto voler bene da compagni e avversari. Insomma, una di quelle figure che fanno ed hanno fatto bene all’intero movimento dilettantistico, Brianzolo e non solo. Eppure come tutte le belle storie, anche quella di Bonfanti è giunta al suo epilogo. L’oramai ex capitano biancorosso, per sua ammissione, ha scelto questo momento non con poca difficoltà perché «per smettere bisogna farlo quando ancora si sta bene. Devi essere tu a deciderlo, non deve essere una scelta imposta». In più ci sono diversi tratti romantici nel suo addio. Domenica infatti in quella che era l’ultima partita, Roberto ha giocato in casa contro il Lissone in una partita che dal punto di vista della classifica poco valeva per le due squadre, salve e tranquille in Promozione. Al triplice fischio il risultato recitava 1-0, marcatore? Nemmeno a dirlo Bonfanti che con il suo rigore, oltre ad aver chiuso la carriera con il primo e unico centro con la maglia biancorossa, ha regalato alla Conco tre punti preziosissimi che sono valsi il record di punti in categoria. Un gol dunque dolce e pesante.

«Il giusto coronamento. In questa mia lunga carriera mi porto tanto: amicizie, vittorie, sconfitte e tutto. La settimana, fino ad ora, per me era basata sul martedì, mercoledì, venerdì e la domenica: tra allenamenti e partite insomma. Tanta roba. Poi negli ultimi 6 anni qua a Concorezzo ho trovato una famiglia: se c’era un problema poteva chiedere a chiunque. Oggi è stata davvero giusto chiuderla così». Queste sono le prime parole a caldo dette da Roberto a pochi minuti dal suo ultimo triplice fischio. Poche parole, ma dense di sentimento ed emozioni: d’altronde per raccontare o cercare di esprimere a parole oltre 20 anni spesi sul rettangolo verde tra gioie e dolori non è facile. Ora però la domanda di rito è scontata, dopo il calcio giocato che si fa? Su questo punto Roberto ancora non ha completamente le idee chiare, anche se su alcuni temi è perentorio: «Adesso non lo so, devo capire. Allenatore mai! Vorrei rimanere nel calcio, ma trovando il giusto spazio ed il giusto interesse. Vent’anni sono tanti…».

Una carriera così lunga e soddisfacente come quella di Roberto, ha poi in sé tanti momenti. Ma come per ogni cosa esiste sempre quel tratto, quel gesto che ti porterai sempre dentro e quello che invece vorresti dimenticare. Eppure al triplice fischio di domenica Bonfanti fatica a focalizzarsi su singoli episodi e racconta: «Il miglior ricordo che porterò della mia carriera si chiama Marco Pozzi. Il nostro è un rapporto molto particolare che nasce da lontano. Da giovanissimi ci odiano in rappresentativa, poi ci troviamo ad Arcore e da lì è cambiato tutto. Per quanto riguarda i momenti che vorrei cancellare, be’ la lista nera è lunga ma per questo la colpa è solo mia. Fondamentalmente ho un pessimo carattere. Se dovessi soffermarmi però su un episodio potrei dire il mano di Sondrio quest’anno, ma è stato istinto anche se alla mia età… Però diciamo che in carriera ho collezionato una quantità infinita di espulsione perché parlo per niente: tra tutte le espulsioni che ho preso sono quasi certo che circa la metà sono proprio da ignorante. Quello che posso dire che da oggi è tutto strano, ma credo che ad agosto quando tutti ripartiranno e io non sarò là con l’ennesima preparazione, ecco credo che sarà quello il momento in cui realizzerò davvero di aver smesso».

Adesso però bisogna anche guardare al futuro. Roberto in carriera tra compagni e avversari di giocatori ne ha visti tanti, più o meno bravi, considerando che, solo per dire alcuni nomi, ha visto un giovane Bonseri muovere quasi i primi passi tra i grandi e adesso sfiora i venti gol in Serie D, oppure ha giocato con giocatori del calibro di Bala e Bernareggi che nelle categorie dilettantistiche forse erano anche sprecati. Ma la lista è lunga e questo permette a Roberto di avere un po’ di occhio su questo tema. Infatti lui è quasi convinto che nell’attuale Concorezzese ci sia un giocatore che, seppur giochi in un ruolo diverso, per tempra e attaccamento ha tutte le carte in regola per ripercorrere una carriera simile alla sua. «Un giovane che posso sperare possa far bene è qua ed un ex Agrate come Marzucca. Io credo che lui possa togliersi grandi soddisfazioni. Con lui ho legato tanto e mi auguro».

Come detto tante vittorie e tante sconfitte per “sua Eccellenza”, e ovviamente non potevamo mancare i rimpianti in una carriera così longeva: «Il mio rimpianto più grande che mi lascio? Facile, per me è di quest’anno ed è stata la squalifica per diffida che mi ha fatto saltare la gara di ritorno contro il Casati. Quella partita volevo giocare, ma contro l’Altabrianza sono stato ammonito per un fallo su Delle Fave e così ho dovuto guardare la sconfitta a fuori ed ammetto di aver rosicato di brutto».

«Ho chiuso con un gol e non con un’espulsione. Oltretutto mi hanno detto che è anche il mio primo e unico gol qua a Conco: bello e strano. Io però chiudo con serenità perché credo che bisogna smettere quando ancora si può dare qualcosa e non quando te lo dicono gli altri. Non si poteva smettere con il Covid e allora chiudiamo oggi!».

Roberto Bonfanti, Capitano Concorezzese

Dunque siamo giunti alla fine. Ancora bisogna forse metabolizzare il tutto, ma non è da escludere che a partire dalle prime domeniche di settembre dalle parti di Concorezzo si possa sentire: «Ahhhh da quando Bonfa non gioca più, non è più domenica…». Grazie Capitano!

Valerio Amati

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